Storia del Dogma dell'Immacolata Concezione

Dogma p.4

Il cammino verso la proclamazione del Dogma proseguì non  soltanto per l’impegno di teologi, università e ordini religiosi nel mettere in luce il contenuto della dottrina, ma anche per il fatto che da tutti era avvertita la necessità di celebrare e vivere nella Chiesa questo medesimo contenuto che si andava cercando di definire con precisione. In effetti dopo il Concilio di Trento, che pur non volle prendere posizione in materia rimandando al Magistero precedente, si assiste ad una autentica esplosione di Associazioni e Confraternite dedicate all’Immacolata Concezione. Molte città iniziano a proclamarsi ufficialmente “patrocinio dell’Immacolata” e alcuni sovrani consacrano i loro regni all’Immacolata: gia dalla metà del XVII secolo, Ferdinando II Imperatore d’Austria, Giovanni IV di Portogallo, Luigi XIV di Francia. Non da meno furono i Vescovi nell’affidare all’Immacolata le loro diocesi: il primo fu S.Tommaso da Villanova a Valencia, seguito da S.Carlo Borromeo, S.Stanislao Hosius, S.Francesco di Sales. Dal canto loro, i principali Ordini religiosi  portarono avanti la ricerca teologica e la predicazione: i francescani sviluppando la teologia di Duns Scoto, i domenicani attenuando la loro critica e i gesuiti impegnando nell’approfondimento della questione dogmatica dell’Immacolata i loro teologi più importanti: Canisio, Bellarmino e Suarez. Infine le principali università, sull’esempio di Parigi, chiesero a tutti i docenti un giuramento solenne di fede nella Immacolata Concezione di Maria. Mancava un pronunciamento della Santa Sede che dal canto suo autorizzava l’uso del termine “Immacolata Concezione” senza però utilizzarlo nei propri documenti.

La Bolla Sollicitudo di papa Alessandro VII, pubblicata il 8 dicembre 1661, descriveva più accuratamente il contenuto della dottrina ma lasciava ancora molto spazio alle interpretazioni delle scuole.

E’ soprattutto l’Ordine francescano che coltiva con maggior ampiezza la crescita, nella Chiesa, dell’importanza del privilegio mariano. S.Leonardo da Porto Maurizio scrive direttamente, nel dicembre 1746, a Mons. Alessandro Belmonte, Segretario dei Brevi di Benedetto XIV per chiedere la definizione del dogma affermando che si tratta “di opera di tanta importanza, dalla quale dipende il riposo del mondo; considero come cosa certissima che, se si renderà questo onore all’Imperatrice del mondo, si vedrà nell’istante stesso ristabilirsi la pace universale”[1].


Come già era avvenuto nei secoli precedenti è la liturgia che procede nel cammino di accoglienza della dottrina dell’Immacolata Concezione, anche se ancora tale festa non viene celebrata nel pieno senso che le verrà attribuito con la definizione dogmatica. S.Pio V inserisce la festa della Concezione (8 dicembre) nel Messale Romano pubblicato nel 1570 su mandato del Concilio di Trento, sostituendo i testi liturgici di Sisto IV con quelli dell’8 settembre modificando il termine “Nativitas” in “Conceptio”.


Di fatto una vera svolta venne solo dalla diffusione della Medaglia Miracolosa in seguito alle apparizioni della Madonna a Rue du bac nel 1830: molti vescovi ottennero il permesso di inserire l’espressione “et Te in conceptione immaculata” nel prefazio della Messa in onore della Madonna. Dopo poco tempo, precisamente nel 1840, 10 vescovi francesi inviano la prima petizione al Papa perché definisse il Dogma. Quasi a risposta di questa sollecitazione il Card.Lambruschini, Segretario di Stato, pubblica nel 1843 un ampio trattato che raccoglie il materiale che nella Scrittura, nella Tradizione, nel Magistero e nella teologia può essere portato a sostegno dell’Immacolata Concezione.


Il 16 giugno 1846 viene eletto Pio IX, deciso da subito a procedere verso la definizione dogmatica. Già l’anno successivo approva un decreto della Congregazione dei Riti che indica le norme per l’Ufficio dell’Immacolata e presenta una Messa propria per la Festa e l’Ottava, mentre continuano ad arrivare petizioni di vescovi e università, ormai più di cento. Ancora nel 1847 il gesuita P.Perrone pubblica uno studio che vuole dimostrare la possibilità e la convenienza della definizione dogmatica, studio che suscita anche forti reazioni negative, portando alla luce anche il partito contrario al dogma che lo combatterà fino alla vigilia della proclamazione. Nel giugno del 1848 il Papa nomina una commissione di 19 teologi ai quali chiede di preparare un votum sulla questione, ma le consultazioni si interrompono perché Pio IX, a causa dei moti rivoluzionari, deve fuggire da Roma il 24 novembre 1848. Rifugiatosi a Gaeta, il Papa continua il lavoro di approfondimento nominando una commissione di cardinali che continui la valutazione delle opinioni espresse dai teologi e rifletta sulla opportunità o meno di procedere alla definizione dogmatica solenne. In questo modo Pio IX arriva alla decisione di pubblicare una lettera Enciclica, la Ubi primum del 2 febbraio 1849 che solleciti i vescovi a inviare le loro considerazioni su questo tema. Dei 603 vescovi che inviarono la loro risposta, 546 si espressero a favore della definizione del dogma. Il 12 aprile 1850 il Papa rientra a Roma e riprende i lavori della commissione dei 19 teologi, ampliando le sue consultazioni anche ad altri professori e numerosi vescovi. A questo punto Pio IX si trova ad un bivio. I risultati dei voti dei teologi della commissione sono abbastanza singolari in quanto riconoscono che la dottrina dell’Immacolata Concezione ha fondamenti scritturistici, ha una antica e radicata tradizione ecclesiastica che la conferma, tuttavia non ritengono opportuno un pronunciamento dogmatico, preferendo una formula meno impegnativa. Le motivazioni di questa esitazione sono varie: per alcuni la formazione razionalista quando non addirittura positivista, per altri un certo timore, non ancora superato, di offuscare in qualche modo la centralità di Cristo nella professione di fede, timore che li portava a sfoltire teologia e devozione mariana e religione popolare, per altri ancora il timore delle reazioni nel mondo protestante. Tali riserve non scompariranno mai del tutto e ritorneranno, con diverso contenuto ma con un medesimo carattere, davanti alla proposta di definizione dell’infallibilità.

A Pio IX furono però di grande aiuto le testimonianze che ricevette che lo rendevano certo che quelle verità di fede erano ben radicate nel cuore e nella coscienza del popolo cristiano che ne avrebbe accolto la definizione con grande gratitudine. Don Bosco stesso fece pervenire al Papa diversi messaggi in questo senso. Inoltre la posizione dell’episcopato era sostanzialmente concorde nel desiderare il pronunciamento dogmatico, secondo una linea che si può riassumere nell’intervento del vescovo di Amiens: “ Il Pontefice dichiara e definisce, non ha bisogno di disputare. Il Sommo Pontefice deve appoggiarsi al sentimento della Chiesa, che professa l’immacolato concepimento di Maria”. L’ultimo passo fu il Concistoro segreto convocato per il 1 dicembre 1854, durante il quale il Papa domandò: “Vi piace dunque che enunciamo un decreto dogmatico sull’Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria?” e i cardinali risposero affermativamente. Pio IX fissò per il giorno 8 dicembre  la definizione dogmatica per la quale preparò la Bolla Ineffabilis Deus. La decisione fu accolta con grande gioia nel mondo cattolico e festeggiata in vari modi dalle organizzazione ecclesiastiche. La città di Roma innalzò in piazza di Spagna una imponente colonna dall’alto della quale l’Immacolata alza le mani benedicenti sulla città. Ogni Papa il pomeriggio dell’8 dicembre vi si reca per onorare l’Immacolata e ricordare l’avvenimento della definizione.


Il dogma dell’Immacolata segna un passaggio storico determinante tra una “prima” e una “seconda pagina”, per usare le parole di San Massimiliano Kolbe[2]. Perché questo dogma assume una tale importanza storica? Una risposta si potrebbe trovare in ciò che ha scritto S.Pio X nell’Enciclica Ad diem illud laetissimum che commemora i 50 anni della definizione del dogma. Il Papa collega in maniera molto stretta, quasi in un rapporto di causa-effetto, questo atto solenne in onore della Vergine Maria e una serie di benefici di cui la Chiesa fa esperienza negli anni immediatamente successivi: la possibilità di convocare il tanto atteso Concilio Vaticano I che, è vero, fu bruscamente interrotto dall’invasione piemontese ma che comunque giunse alla costituzione sulla Chiesa Pastor aeternus e la definizione dell’infallibilità, e al decreto Dei Filius sulla fede cattolica e la Rivelazione. Inoltre, notava ancora Pio X, si poteva vedere una grande rinascita dell’esperienza di comunione nella Chiesa intorno al Papa senza contare poi la straordinaria “conferma” che la Vergine Maria volle dare di persona apparendo a Lourdes e definendosi “Immacolata Concezione”. Questo elenco dei doni ottenuti dall’intercessione dell’Immacolata verrà poi ripreso ancora da Pio XII nei documenti che celebreranno il centenario del dogma, vale a dire la lettera Fulgens corona e l’Enciclica Ad Coeli Reginam. In sintesi, tanto Pio X quanto Pio XII vollero sottolineare che l’onore reso all’Immacolata aveva portato ad ottenere grandi doni e interventi provvidenziali per tutto il bene dell’umanità.

Per quanto riguarda il legane tra i due dogmi va detto che essi erano già ben collegatii nei desideri di Pio IX che infatti avrebbe voluto unirli in una medesima definizione con un unico atto di magistero. Questo perché, come spiegherà Scheeben, risultasse evidente come la purezza della Sedes sapientiae, la Vergine Maria illuminava l’infallibilità della Cathedra sapientiae, la Sede di Pietro.



[1] Lettera LXVI, citata in E.LONGPRE’, La Vergine Immacolata, Milano, 1949, pp.35-37.
[2]
Lettera ai chierici francescani conventuali, Nagasaki, 28 febbraio 1933 (SK)


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