Storia del Dogma dell

Dogma p.5

Il testo della Ineffabilis Deus.

Il testo della Costituzione Apostolica di Pio IX è di grande importanza non soltanto per la verità dogmatica che contiene, ma anche perché realizza un elemento essenziale della Tradizione mariana: il legame costitutivo con il Magistero. Vi è infatti un principio, esposto nel documento, di cui è necessario tenere conto:

La Chiesa di Cristo, custode e vindice delle dottrine a lei affidate, non le ha mai alterate né con aggiunte né con diminuzioni, ma tratta con tutti gli accorgimenti e la sapienza quelle che l’antichità ha delineato e i Padri hanno seminato; e cerca di limare e affinare quelle antiche dottrine della divina rivelazione in modo che ricevano chiarezza, luce e precisione. Così, mentre conservano la loro pienezza, la loro integrità e il loro carattere, si sviluppano soltanto secondo la loro propria natura, ossia nello stesso pensiero, nello stesso senso

Il primo passo che muove l’argomentazione del documento è il riferimento alla predestinazione della Vergine Immacolata che deriva dal fatto che “Dio scelse e preordinò al Suo Figlio una Madre nella quale si sarebbe incarnato e dalla quale poi, nella felice pienezza dei tempi, sarebbe nato”. Per questa ragione la teologia aveva sempre riconosciuto le straordinarie prerogative personali di Maria che “possiede una tale pienezza di innocenza e di santità di cui dopo Dio non se ne può concepire una maggiore e di cui, all’infuori di Dio, nessuna mente può riuscire a comprendere la profondità”. Su questo misero di elezione si è concentrato lo sguardo e l’impegno della contemplazione della Chiesa sin dai primi secoli:

La Chiesa cattolica che istruita dallo Spirito di Dio è colonna e fondamento della verità ha sempre ritenuto come divinamente rivelata e come contenuta nel deposito della celeste rivelazione questa dottrina circa l’innocenza originale dell’augusta Vergine che è così perfettamente in armonia con la meravigliosa sua santità e con la sua eminente dignità di Madre di Dio; e come tale non cessò mai di spiegarla, insegnarla e favorirla ogni giorno più, in molti modi e con atti solenni

I Pontefici stessi incrementarono e favorirono il culto dell’Immacolata Concezione, come abbiamo visto, e nel corso della storia emerse, ad un certo punto, la necessità di giungere ad una definizione certa, secondo un criterio che il testo della Ineffabilis Deus così presenta:

Siccome tutto ciò che si riferisce al culto è strettamente connesso con il suo oggetto e non può avere né consistenza né durata se questo oggetto è mal definito o incerto, i romani Pontefici Nostri predecessori, mentre premurosamente si studiarono di accrescere il culto della Concezione si preoccuparono anche di spiegarne e inculcarne con ogni impeto l’oggetto e la dottrina. Infatti essi insegnarono chiaramente e apertamente che, nella festa da loro stabilita, si celebrasse la Concezione della Vergine e proscrissero, come falsa e contraria al pensiero della Chiesa, l’opinione di coloro che stimavano e affermavano che la Chiesa onorasse non proprio la concezione di Maria ma la sua santificazione

Alla  proibizione della dottrina contraria seguì, con il crescere del consenso delle università e degli Ordini religiosi, il passo apparentemente lieve ma in realtà determinante fatto dal Concilio di Trento il quale

quando promulgò il decreto dogmatico sul peccato originale nel quale, secondo le testimonianze della Sacra Scrittura, dei Santi Padri e dei più autorevoli Concili, stabilì e definì che tutti gli uomini nascono contagiati dal peccato originale, dichiarò tuttavia solennemente che non era sua intenzione comprendere in detto decreto e nell’estensione diuna definizione così generale, la Beata e Immacolata Vergine Maria Madre di Dio. Con tale dichiarazione infatti o padri tridentini fecero abbastanza chiaramente comprendere per quelle circostanze che la Beatissima Vergine Maria fu esente dalla colpa originale; e dimostrarono perciò apertamente che né dalle divine Scritture né dall’autorità dei Padri si può dedurre alcun argomento che sia in qualunque modo in contraddizione con questa prerogativa della Vergine.

Il passo segnato dalla teologia e soprattutto dal magistero conciliare ha dato inizio ad una fase di sempre più diffusa presa di coscienza nella Chiesa della verità contenuta nel termine “Immacolata Concezione”. Come primo elemento si sono cercate le affermazioni bibliche fondamentali individuandole in Gn 3, 15, l’annuncio della inimicizia tra il serpente e la Donna unita alla sua stirpe:

I Padri insegnarono che con questa divina profezia fu chiaramente e apertamente indicato il misericordiosissimo Redentore del genere umano, cioè il Figlio unigenito di Dio, Gesù Cristo; fu designata la sua Beatissima Madre, la Vergine Maria; e fu insieme nettamente espressa l’inimicizia dell’uno e dell’altra contro il demonio. In conseguenza di ciò, come Cristo, mediatore fra Dio e gli uomini, assunta la natura umana, distrusse il decreto di condanna che c’era contro di noi, attaccandolo trionfalmente alla croce; così la Santissima Vergine, unita con Lui da un legame strettissimo e indissolubile, fu insieme con Lui e per mezzo di Lui, l’eterna nemica del velenoso serpente e ne schiacciò la testa col suo piede immacolato.

La riflessione teologica si spostò in seguito dal passo della Genesi alle parole dell’Ave Maria, il saluto “piena di grazia” che costituiva una affermazione di enorme valore, tanto che, prosegue il testo della Bolla

gli stessi padri e scrittori ecclesiastici consideravano che l’angelo Gabriele, nel dare alla Beatissima Vergine l’annunzio dell’altissima dignità di Madre di Dio, l’aveva chiamata, per comando di Dio stesso piena di grazia, insegnarono che con questo singolare e solenne saluto, mai udito prima di allora, si dimostrava che la Madre di Dio era la sede di tutte le grazie di Dio, era ornata di tutti i carismi dello Spirito divino; anzi, era un tesoro quasi infinito e un abisso inesauribile dei medesimi carismi; così che, non solo non fu mai soggetta a maledizione ma fu anche, insieme col Suo Figlio, partecipe di perpetua benedizione: degna di essere chiamata da Elisabetta, mossa dallo Spirito di Dio: “Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” (Lc 1,42).

Tali acquisizioni dottrinali della Tradizione si sono progressivamente radicate nella fede del popolo cristiano e hanno così dato origine ad una spinta grandiosa e spontanea nella Chiesa per il culto dell’Immacolata, così che, constata Pio IX, le richieste di una solenne definizione sono giunte da ogni ambito: Vescovi, Ordini religiosi, re e imperatori. Il papa decise il passo della proclamazione del dogma, seguendo l’itinerario che abbiamo descritto, e formulandone il contenuto con queste ormai celebri parole:

Dichiariamo, pronunziamo e definiamo: la dottrina che sostiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli.

Nel testo di Pio IX vi è un elemento molto importante, sul quale anche Giovanni Paolo II ha richiamato l’attenzione[1], che è la prevalenza data agli argomenti della continuità della Tradizione, alle espressioni del vissuto ecclesiale, della fede e della sensibilità liturgica consolidatesi nel corso dei secoli, rispetto al peraltro difficoltoso evolversi della discussione teologica sui fondamenti scritturistici. Lo sviluppo dottrinale è presentato come un processo costante, positivo e comunque vittorioso; nella Bolla non sono riportate né le argomentazioni contrarie né quelle a favore, così come non si fa menzione della lunga controversia tra Ordini, specialmente francescani e domenicani, ma si fa prevalere la considerazione che “i Pastori della Chiesa e il popolo fedele si sono sempre compiaciuti di professare con tanta pietà, devozione e amore la dottrina dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio”. In effetti i riferimenti contenuti nella Bolla sono estremamente brevi: la Costituzione Cum praeexcelsa di Papa Sisto IV (1477) e la Sollicitudo omnium ecclesiarum di Alessandro VII (1661), oltre che al Concilio di Trento.

Ciò che invece si pone in luce sono quei tre elementi che permettono il progresso della Tradizione e che anche il Concilio Vaticano II ripresenterà: “la contemplazione e lo studio dei credenti i quali meditano in cuor loro (Lc 2, 19; 51); la profonda intelligenza delle cose spirituali di cui fanno esperienza; la predicazione di coloro che, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma sicuro di verità”[2]

Se le vicende storiche che hanno portato al pronunciamento dogmatico mostrano la ricchezza della fede della Chiesa in tutte le sue modalità espressive, anche il contenuto del dogma racchiude quella sintesi di cui parlava Giovanni Paolo II.



[1] GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’udienza generale, 12 giugno 1996
[2]
CONCILIO VATICANO II, Costituzione Dei Verbum, 8.


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