Storia del Dogma dell'Immacolata Concezione

Dogma p.6

Il dogma e il primato della grazia.

In primo luogo il dogma dell’Immacolata mette in evidenza il primato della grazia: “a nessuno sfugge come l’affermazione dell’eccezionale privilegio concesso a Maria pone in evidenza che l’azione redentrice di Cristo non solo libera, ma anche preserva dal peccato. Tale dimensione di preservazione, che è totale in Maria, è presente nell’intervento redentivo attraverso il quale Cristo, liberando dal peccato, dona all’uomo anche la grazia e la forza per vincerne l’influsso nella sua esistenza. In tal modo il dogma dell’Immacolata Concezione non offusca, ma anzi contribuisce mirabilmente a mettere meglio in luce gli effetti della grazia redentivi di Cristo nella natura umana”[1]. Fu proprio a partire dalle parole “piena di grazia” che la riflessione ecclesiale ha iniziato a cercare le radici dell’Immacolata Concezione. La pienezza di grazia era stata interpretata come una santità straordinaria che, concessale per privilegio, Maria aveva poi custodito e approfondito: “Gesù ha voluto rivelare proprio nell’intima unione con Dio e nell’adesione perfetta alla Parola divina il motivo più alto della beatitudine di sua Madre. Maria è stata sempre e tutta del Signore e nessuna imperfezione ha incrinato la perfetta armonia tra Lei e Dio. La sua vicenda terrena è caratterizzata dallo sviluppo costante e sublime della fede, della speranza e della carità. Per questo Maria è per i credenti il segno luminoso della Misericordia divina e la guida sicura verso le alte vette della perfezione evangelica e della santità”[2].

Da questo presupposto si può procedere quindi a considerare i riflessi per la vita morale: “ Il mondo attuale, in cui sempre più frequenti si manifestano i segni di dissoluzione dell’ordine morale, mette in luce un crescente bisogno di autentica umanità che porti alla vera santità. Sono questi i valori fondamentali che risplendono in modo eminente nella Immacolata Concezione di Maria. Infatti la purezza di Colei che fin dal primo istante del concepimento fu preservata, in previsione dei meriti di Cristo, da ogni ombra di peccato fa risaltare quello splendore e quella pienezza di umanità a cui Dio aveva destinato l’uomo nel progetto originario della creazione”[3].


La consistenza del dogma dell’Immacolata proviene allora dalla consistenza della persona a cui si riferisce perché quei frutti di pienezza di umanità di cui parla il Papa sono visibili innanzitutto nel cammino di fede svolto da Maria. Il dono straordinario da Lei ricevuto, sottolinea il Papa, ha certamente avuto delle conseguenze sul livello delle scelte fondamentali della sua vita: “La straordinaria vicenda della Vergine di Nazaret non deve farci cadere nell’errore di legare completamente le sue disposizioni intime alla mentalità dell’ambiente, svuotando l’unicità del mistero avvenuto in lei; il privilegio unico dell’Immacolata Concezione ha esercitato un influsso su tutto lo sviluppo della vita spirituale della giovane donna di Nazaret. Si deve dunque ritenere che a guidare Maria verso l’ideale della verginità è stata un’ispirazione eccezionale dello Spirito Santo. La presenza singolare della grazia nella vita di Maria porta a concludere per un impegno della giovane nella verginità. Colmata di doni eccezionali del Signore dall’inizio della sua esistenza ella è orientata ad una dedizione di tutta se stessa, anima e corpo, a Dio nell’offerta verginale”[4]. Ma questa profonda aspirazione, primo esito della totale libertà da ogni segno di peccato, ha dovuto trovare una concreta modalità di attuazione nell’ambito del legame matrimoniale con Giuseppe, situazione che, dice ancora il Papa, può apparire a prima vista contraddittoria. Ma la fede suggerisce un livello di lettura più elevato: “si può supporre che tra Giuseppe e Maria, al momento del fidanzamento, vi fosse un’intesa sul progetto di vita verginale. Del resto, lo Spirito Santo, che aveva ispirato a Maria la scelta della verginità in vista del mistero dell’Incarnazione e voleva che questa avvenisse in un contesto familiare idoneo alla crescita del Bambino, poté ben suscitare anche in Giuseppe l’ideale della verginità. Il tipo di matrimonio verso cui lo Spirito Santo orienta Maria e Giuseppe è comprensibile solo nel contesto del piano salvifico e nell’ambito di un’alta spiritualità”[5], quella spiritualità che il Papa aveva già approfondito nella Redemptoris custos[6] e nella Redemptoris Mater.


Il dogma dell’Immacolata suggerisce poi anche alcune considerazioni sul compito educativo, alla luce dell’esempio di Maria: “ I doni speciali, di cui Dio aveva ricolmato Maria, la rendevano particolarmente idonea a svolgere il compito di madre ed educatrice. Nelle concrete circostanze di ogni giorno, Gesù poteva trovare in lei un modello da seguire e da imitare, e un esempio di amore perfetto verso Dio e i fratelli. Guardando ai risultati, possiamo certamente dedurre che l’opera educativa di Maria è stata molto incisiva e profonda e ha trovato nella psicologia umana di Gesù un terreno molto fertile. Ella ha garantito soltanto le condizioni favorevoli perché potessero realizzarsi i dinamismi ed i valori essenziali di una crescita già presenti nel figlio. Ad esempio, l’assenza in Gesù di ogni forma di peccato esigeva da Maria un orientamento sempre positivo, con l’esclusione di interventi correttivi nei confronti di lui”[7].

La Vergine Maria sostiene la sua responsabilità educativa aiutata dalla profonda unità della famiglia, a partire dal legame con Gesù: “l’unione tra Gesù e la ‘piena di grazia’ supera di gran lunga quella che normalmente esiste tra madre e figlio, perché radicata in una particolare condizione soprannaturale ed è rafforzata dalla speciale conformità di entrambi alla divina volontà. Si può dunque concludere che il clima di serenità e di pace, presente nella casa di Nazaret, ed il costante orientamento verso il compimento del progetto divino, conferivano all’unione tra madre e figlio una straordinaria e irripetibile profondità. In Maria la coscienza di assolvere ad un compito affidatole da Dio attribuiva un significato più alto alla sua vita quotidiana. I semplici e umili lavori di ogni giorno assumevano, ai suoi occhi, un singolare valore, in quanto venivano vissuti da Lei come servizio alla missione di Cristo. Nella dignitosa e laboriosa atmosfera di Nazaret, Maria si sforzava di comprendere la trama provvidenziale della missione del Figlio”[8].


Il dogma dell’Immacolata Concezione indica pertanto quell’identità personale che determina la vita di Maria e che si esprime nelle diverse tappe della sua esistenza, orientandone le scelte, la capacità di leggere gli avvenimenti secondo la volontà di Dio e trasmettendole la forza di custodirli e di camminare fedelmente. Ricordando San Massimiliano Kolbe e il suo legame con l’Immacolata, l’allora Card. Wojtyla ne metteva in luce il significato con parole che ci aiutano a capire perché nel dogma dell’Immacolata possiamo trovare la sintesi della dottrina cristiana: “egli ha scoperto il mistero dell’Immacolata non solo come la più grande bellezza dell’universo creato ma soprattutto come una forza, una energia potentissima che egli voleva comunicare anche agli altri”[9].

Così il dogma non è più solamente una affermazione da sapere ma esprime il suo potenziale di grazia che permette di vivere più pienamente la vocazione cristiana. Giovanni Paolo II ha tante volte messo in risalto questa dimensione della vita cristiana che procede sotto la guida di Maria; in una delle sue ultime udienze, ai membri della Pontificia Accademia dell’Immacolata, ha lasciato questa esortazione che diventa un vero e proprio programma di vita: “Amate la Madonna alla quale vi siete totalmente consacrati e siate come Lei fedeli discepoli di Cristo. Servite la Chiesa con entusiasmo, coltivando  l’unità e la piena sintonia con i Pastori delle Comunità cristiane alle quali offrite la vostra cooperazione pastorale. Sarete così efficaci testimoni di Colui, che dall’alto della Croce ci ha tutti affidati come figli alla sua dolcissima Madre. L’Immacolata continui a guidare i vostri passi e vi renda sempre più conformi a Gesù che, tra qualche giorno, contempleremo Bambino nel mistero del Santo Natale[10]”. Queste parole portavano a compimento quelle lasciate 14 anni prima, nell’incontro in cui il Santo Padre ricordava ai membri dell’Accademia la figura di san Massimiliano Kolbe il quale così scriveva ai chierici francescani:“Permettiamo che Ella predichi proprio a noi questa penitenza: apriamole il nostro cuore, lasciamoLa entrare e doniamo con generosità a Lei il nostro cuore, la nostra anima, il nostro corpo e tutto senza restrizione o limitazione; consacriamoci a Lei completamente… per essere Suoi servi, Suoi figli, Sua cosa e Sua proprietà incondizionata così da divenire, in certo qual modo, Ella stessa vivente, parlante, operante in questo mondo” (28 febbraio 1933). Sono parole commoventi di un innamorato dell’Immacolata, che morì, sereno e confidente, martire della fede e della carità! Parole che possono essere anche un programma per l’Accademia Pontificia”[11].

Giovanni Paolo II ha approvato, con un chirografo del 8.12.1988, nel corso dell’anno mariano,  gli statuti rinnovati della Pontificia Accademia dell’Immacolata dando a questa istituzione un compito preciso: “rafforzare il popolo di Dio nella fede in questa verità”. Tale rafforzamento della fede è un elemento che riveste grande importanza e il Papa indicò alcuni campi in cui esso si sarebbe dovuto esprimere. Definendo il dogma dell’Immacolata “sintesi di tutta la dottrina cristiana”, Giovanni Paolo II apriva un campo vastissimo alle applicazioni delle verità contenute in esso.



[1] GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’udienza generale, 5 giugno 1996.
[2]
GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’udienza generale, 19 giugno 1996.
[3]
GIOVANNI PAOLO II, Udienza alla Pontificia Accademia dell’Immacolata, 25 marzo 1994.
[4]
GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’Udienza generale, 24 luglio 1996.
[5]
GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’Udienza generale, 21 agosto 1996.
[6]
GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica Redemptoris custos sulla figura e la missione di san Giuseppe nella vita di Cristo e della Chiesa, 15 agosto 1989.
[7]
GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’Udienza generale, 4 dicembre 1996.
[8]
GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’Udienza generale, 29 gennaio 1997.
[9]
Omelia alla Casa Kolbe, Roma, 15 ottobre 1977.
[10]
GIOVANNI PAOLO II, Udienza alla Pontificia Accademia dell’Immacolata e Fraternità dei Figli e Figlie della Croce, 13 dicembre 2004.
[11]
GIOVANNI PAOLO II, Udienza alla Pontificia Accademia dell’Immacolata, 5 gennaio 1990.


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