Storia del Dogma dell'Immacolata Concezione

Dogma p.7

Il dogma e la custodia della fede.

Il dogma dell’Immacolata Concezione va difeso con coraggio e annunciato con fervore soprattutto perché “testimoniando e propagando la devozione all’Immacolata si annunzia la realtà della fede cristiana e si edificano le coscienze sulla solida roccia della Rivelazione”[1]. Con ciò si tocca il fondamento stesso del cristianesimo, cioè la Rivelazione, perché trattando di un dogma siamo di fronte ad una verità di fede che esprime qualcosa di Dio Rivelante e che quindi racchiude una ricchezza necessaria per la vita della Chiesa. I dogmi mariani riguardano infatti Colei che “ riunisce per così dire e riverbera i massimi dati della fede”[2] nella sua Persona. La trasmissione fedele e integrale del deposito della fede e della tradizione è un compito che Giovanni Paolo II ha più volte indicato come prioritario per la generazione cristiana di passaggio tra il II e il III millennio. Dalla esortazione apostolica Catechesi tradendae (1979) all’enciclica Fides et ratio (1998) il suo magistero ha più volte richiamato questo aspetto al quale si collega anche la sua lettura della Consacrazione a Maria come rinnovo maturo degli impegni battesimali[3].


Il dogma e la santità.

Nel presentare il dogma dell’Immacolata Giovanni Paolo II ha sottolineato in diverse occasioni che la formulazione negativa del privilegio di Maria, l’essere cioè senza peccato, deve essere in un certo senso completata dalla enunciazione positiva che ne deriva, vale a dire la Sua perfetta santità. Proprio questa perfezione della santità è ciò che riempie tutta l’esistenza di Maria Immacolata e permette che “tutta la sua vicenda terrena sia caratterizzata da uno sviluppo costante e sublime della fede, della speranza e della carità. Per questo Maria è per i credenti guida sicura verso le alte vette della perfezione evangelica e della santità”[4]. In altre parole è necessario evidenziare che “Maria non è semplicemente come Eva prima del peccato,ma fu arricchita di una pienezza di grazia incomparabile perché Madre di Dio, e la Concezione Immacolata fu l’inizio di una prodigiosa espansione senza soste della sua vita soprannaturale”[5] e così può guidare e aiutare i fedeli proprio in questo livello che il Concilio definisce di “rigenerazione della vita soprannaturale nelle anime”[6]. Tutto ciò non le ha risparmiato l’itinerario della “fatica del cuore”[7] ma ha fatto sì che la santità di Maria sia intimamente differente da quella da chiunque altro[8].


Il dogma e la Chiesa.

L’Immacolata vive di questa immensa ricchezza spirituale che costantemente comunica alla Chiesa e questa sua presenza attiva è riconosciuta dalla Chiesa stessa che l’ha definita anche nella Costituzione Lumen Gentium che Karol Wojtyla aveva subito definito “la chiave di volta di tutto il Concilio”[9] dal momento che proprio questo documento sancisce nella dottrina cattolica il legame che unisce Maria alla Chiesa e la Chiesa a Maria. Il Papa ha collocato in questo punto di congiunzione la sua enciclica mariana Redemptoris Mater: “Maria è presente nella missione della Chiesa, nell’opera della Chiesa che introduce nel mondo il regno del suo Figlio”[10]. L’Immacolata comunica, trasmette alla Chiesa in modo speciale “la capacità sapienziale di fare memoria e di raccogliere in uno sguardo di fede il mistero del Verbo fatto uomo e gli eventi della sua esistenza terrena”[11], Ella stessa è “la memoria della Chiesa”[12] e perciò lo Spirito Santo guida la Chiesa ad assumere gli stessi atteggiamenti di Maria[13]


Il dogma e la conversione personale.

C’è un altro punto che nell’insegnamento di Giovanni Paolo II completa la ricchezza del dogma dell’Immacolata. La presenza di Maria nella vita della Chiesa con la sua perfetta santità si comunica, si manifesta nella viva esperienza storica di persone che si lasciano totalmente guidare da Lei[14]. Qui si trova il valore ecclesiale della consacrazione a Maria che il Papa ha vissuto come Totus tuus secondo una tradizione che ha incontrato particolarmente in due figure: S.Luigi Grignion de Montfort e S.Massimiliano Kolbe. Del santo francescano polacco il Papa aveva messo in evidenza l’invito a diventare “Ella stessa vivente, parlante e operante in questo mondo” per dimostrare come la presenza dell’Immacolata si sperimenti nel profondo dell’essere, a livello personale, e generi un radicale rinnovamento interiore che costituisce l’autentica conversione, ciò che lo stesso P.Kolbe aveva sperimentato come “una forza, una energia potentissima che egli voleva comunicare agli altri”[15]. Ecco perché lo splendore e la pienezza dell’autentica umanità a cui Dio ha destinato l’uomo nel progetto originario della Creazione si manifestano nella perfetta santità e purezza dell’Immacolata. A questo proposito il Santo Padre ricordava alla Pontificia Accademia del’Immacolata che “il dogma ripropone all’uomo del nostro tempo l’ideale di umanità previsto nel piano di Dio”[16]. Nel magistero di Giovanni Paolo II la profonda valorizzazione della dignità dell’uomo redento da Cristo è un tema portante, dalla prima enciclica Redemptor hominis fino ai documenti sulla morale Veritatis splendor e Evangeliuum vitae. Ma il valore della dignità dell’uomo si esprime pienamente nell’atto di affidamento perché la capacità di affidarsi totalmente a un’altra persona “costituisce uno degli atti antropologicamente più significativi ed espressivi”[17] ed è fondato sulla medesima dinamica del vangelo che invita a perdere la vita per ritrovarla[18].


Il dogma e la missione.

Il dogma dell’Immacolata Concezione va difeso, approfondito e annunciato e ciò rientra nel compito missionario della Chiesa poiché “è nelle mani di Maria che la Chiesa pone il suo sforzo di annuncio della fede, soprattutto nella prospettiva del terzo millennio”[19]. Il Papa ha spesso invocato Maria come “Stella dell’evangelizzazione antica e nuova”[20] spiegando anche che Ella è impegnata, come membro sovraeminente della Chiesa, nella diffusione della buona novella perché l’attività di evangelizzazione richiede innanzitutto un centro di esperienza contemplativa che è il tratto specifico della dimensione mariana della Chiesa[21]. L’annuncio della verità dell’Immacolata e l’approfondimento del dogma pongono allora delle condizioni che Giovanni Paolo II ha illustrato ricorrendo ancora all’esempio di Kolbe: “il continuo approfondimento teologico del mistero di Maria Immacolata divenne, per Massimiliano Kolbe, sorgente e motivo di donazione illimitata e di dinamismo straordinario; egli seppe davvero incorporare la verità nella vita anche perché attinse la conoscenza di Maria, come tutti i santi, non soltanto dalla riflessione guidata dalla fede, ma specialmente dall’orazione”[22].

Il desiderio del Papa che il dogma dell’Immacolata Concezione si concretizzi e si esprima nel vissuto di iniziative pastoraliu e di approfondimenti dottrinali mira a far sì che nella Chiesa rimangano sempre attivi e operanti i benefici spirituali derivanti dala presenza della Madre di Dio. Tale dogma può quindi essere considerato sintesi della dottrina cristiana perché si collega, dal punto di vista dei contenuti, con tutti gli elementi fondamentali del cristianesimo e perché Maria presente   come persona svolge i compiti essenziali della Chiesa stessa: “Maria aiuta la Chiesa a prendere coscienza che la vita è sempre al centro di una grande lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre. Il drago vuole divorare il bambino appena nato (Ap 12,4), figura di Cristo che Maria genera nella pienezza del tempo (Gal 4,4) e che la Chiesa deve continuamente offrire agli uomini nelle diverse epoche della storia”[23]. “L’icona dell’Immacolata, che la tradizione raffigura nell’atto di schiacciare il capo del serpente, satana, appare più che mai eloquente in questo tempo”[24].




[1] GIOVANNI PAOLO II, Udienza alla Pontificia Accademia dell’Immacolata, 5 gennaio 1990.
[2]
CONCILIO VATICANO II, Cost. Lumen Gentium, 65.
[3]
Giovanni Paolo II ha espresso questa sua impostazione specialmente quando ha avuto occasione di ricordare la figura di San Luigi Maria Grignion de Montfort, come nella visita alla tomba del santo (Omelia a Saint- Laurent- sur- Sevre, 19 settembre 1996) o nella Lettera ai Religiosi e alle Religiose delle Famiglie monfortane (8 dicembre 2003) scritta per commemorare i 160 anni del ritrovamento del manoscritto del Trattato della vera devozione a Maria.
[4]
GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’Udienza generale, 19 giugno 1996.
[5]
GIOVANNI PAOLO II,  Omelia a Santa Maria Maggiore, 8 dicembre 1982.
[6]
CONCILIO VATICANO II, Cost. Lumen Gentium, 61.
[7]
GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Redemptoris Mater, 17.
[8]
E’ un tema che il Papa ha sviluppato sin dagli inizi della sua attività pastorale a Cracovia, come nell’omelia del 8 dicembre 1959, in K.WOJTYLA, Maria, Libreria Editrice Vaticana, 1982, pp.60-68.
[9]
Conferenza nella sala stampa del vaticano, 14 ottobre 1971 ora in K.WOJTYLA, S.Massimiliano Kolbe patrono del nostro difficile secolo, Libreria Editrice Vaticana, 1982, p.22.
[10]
GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Redemptoris Mater, 28.
[11]
GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’Udienza generale, 22 novembre 1995.
[12]
GIOVANNI PAOLO II, Omelia nella Basilica di San Pietro, 1 gennaio 1987.
[13]
GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’Udienza generale, 8 novembre 1995.
[14]
Cfr. Enciclica Redemptoris Mater, 48: “si tratta qui non solo della dottrina della fede, ma anche della vita di fede e, dunque, dell’autentica spiritualità mariana vista alla luce della Tradizione e, specialmente, della spiritualità alla quale ci esorta il Concilio. Inoltre la spiritualità mariana, al pari della devozione corrispondente, trova una ricchissima fonte nell’esperiernza storica delle persone e delle varie comunità cristiane, viventi tra i diversi popoli e nazioni su tutta la terra. In proposito mi è caro ricordare, tra i tanti testimoni e maestri di tale spiritualità, la figura di san Luigi Maria Grignion de Montfort, il quale proponeva ai cristiani la consacrazione a Cristo per le mani di Maria come mezzo efficace per vivere fedelmente gli impegni battesimali. Rilevo con piacere come anche ai nostri giorni non manchino nuove manifestazioni di questa spiritualità e devozione”.
[15]
K.WOJTYLA, Omelia alla “Casa Kolbe”, Roma, 15 ottobre 1977, in  S.Massimiliano Kolbe patrono del nostro difficile secolo cit., p.74
[16]
GIOVANNI PAOLO II, Udienza alla Pontificia Accademia dell’Immacolata, 25 marzo 1994.
[17]
GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Fides et ratio, 33.
[18]
K.WOJTYLA, Commentaire théologique et pastoral de l’acte d’offrande a Marie Mère de Dieu, 1967, pubblicato in Fragmenta monfortana, 3 (1999), p.113.
[19]
GIOVANNI PAOLO II, Udienza alla Pontificia Accademia dell’Immacolata, 25 marzo 1994.
[20]
GIOVANNI PAOLO II, Preghiera all’Immacolata, Roma, Piazza di Spagna, 8 dicembre 1993.
[21]
GIOVANNI PAOLO II, Catechesi all’Udienza generale, 6 settembre 1995.
[22]
GIOVANNI PAOLO II, Omelia a Santa Maria Maggiore, 8 dicembre 1982.
[23]
GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Evangelium vitae, 104.
[24]
GIOVANNI PAOLO II, Angelus in Piazza San Pietro, 8 dicembre 1999.


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