L'esperienza di fede nei pellegrinaggi ai Santuari Mariani

Santuari

Vi è un tratto comune e dominante in ogni pellegrinaggio, una dimensione che, a differenti livelli, anima tutti i pellegrini e che si rafforza con il tempo: la ricerca, il desiderio di trovare un modo, un luogo, delle condizioni per incontrare Dio e intraprendere una vita nuova, più vicina a Lui.

Il grande ostacolo contro cui questo desiderio si scontra è costituito dalla vita ordinaria che le persone conducono e che ormai è assolutamente atea, dal punto di vista pratico e quotidiano. Non lo è volutamente, ma è nei fatti travolta dal dominio di situazioni, abitudini e circostanze che separano da Dio. Ecco perché spesso le persone portano a casa dai Santuari questo desiderio che esprimono generalmente in questo modo: trovare qualcuno che le aiuti a tirarsi fuori da questa ‘gabbia’, un ambito di persone che possa diventare autorevole per la propria vita spirituale che, tutti lo riconoscono, ha bisogno di formarsi, di consolidarsi, di trovare una guida.

Per la  verità, nel quadro di questo carattere generale e determinante, negli ultimi 3 o 4 anni emerge anche un altro fattore: la tentazione a un certo pessimismo e scoraggiamento. Molti manifestano, accanto al desiderio rinnovato di coltivare un vero rapporto con Do, anche un altrettanto forte timore: «tanto nelle nostre case, nei nostri luoghi di vita saremo da soli, non c’è nessuno che ci accompagna in questo cammino». Lentamente si fa strada una specie di rassegnazione al fatto che quei barlumi di novità di una vita giudicata dalla fede, sviluppata nella preghiera e resa seria dalla accoglienza dei Sacramenti, non abbia la possibilità di stabilizzarsi nelle normali condizioni di vita, non abbia la forza di cambiare il modo di vivere e resti quindi, per così dire, ‘congelata’ fino al pellegrinaggio successivo. E in effetti la volontà di ritornare nei Santuari che per molti diventa una consuetudine irrinunciabile non è assolutamente determinata da quel devozionismo superficiale con cui a volte la si identifica. I tanti che si legano ad un Santuario lo fanno perché lì hanno scoperto di aver bisogno di camminare e di crescere nella fede e nella comunione con Dio e solo in questi luoghi trovano la possibilità di farlo. C’è una frase, emblematica e ricorrente nelle testimonianze dei pellegrini: «noi cerchiamo un luogo, un ambito per pregare». Questo, almeno in Italia, è un dato molto eloquente; nessuno può infatti mettere in discussione il senso di solidarietà e di carità, attiva e fantasiosa, che il popolo italiano manifesta in ogni circostanza. Ma questo popolo, da alcuni anni frequenta in maniera sempre crescente i Santuari mariani (le statistiche pubblicate sono chiarissime e sorprendenti) perché cerca nella Chiesa un «posto» e una «possibilità» per recuperare la dimensione della preghiera.

Certamente l’esperienza a questa profondità e consapevolezza non avviene sempre e comunque per tutti, ma certamente quando il pellegrinaggio incide sull’interiorità, allora fa emergere anche un altro aspetto: ogni Santuario imprime un segno differente, porta in sé e comunica una manifestazione particolare dello Spirito attraverso la Vergine Maria. In questo punto, che è di estrema importanza, si pone però una condizione essenziale che è la cura e la serietà nella comunicazione del messaggio propriamente legato al Santuario. Nell’ambito dei criteri fondamentali del culto liturgico e mariano così come viene vissuto e insegnato nella Chiesa Cattolica, è parimenti necessario mettere in evidenza la grazia propria connessa a ciascun luogo di manifestazione straordinaria come nel caso delle apparizioni mariane. In questi casi è necessario che la comunicazione e illustrazione del messaggio avvenga in modo completo e sia inserita nei passi delle giornate di pellegrinaggio. In tal modo ogni gesto, liturgico e spirituale, assume quel rilievo che deve avere nell’economia di ciò che lì è stato rivelato.

Nell’ambito della completezza del messaggio sono fondamentali le testimonianze di santità che nascono in queste manifestazioni mariane: S.Bernadette a Lourdes, i Beati Pastorelli a Fatima, i Santi pellegrini a Loreto, coloro cioè che hanno accolto il messaggio e l’insegnamento di Maria e lo hanno trasformato in vita. Nello stesso senso è importante l’esperienza dei popoli che si sono mossi in risposta a questi segni di Dio, li hanno difesi, ne hanno fatto un elemento essenziale della loro identità religiosa e culturale (Portogallo, Italia), da essi hanno tratto forza per riaffermare i propri diritti e libertà non rispettati (Francia), ad essi si sono attaccati per le battaglie più dure e necessarie della loro storia (Polonia, Croazia e Bosnia- Erzegovina).

Questo elemento sempre più significativo dell’esperienza del pellegrinaggio proviene da una vera e propria «legge storica» che è stata così enunciata da Giovanni Paolo II:

Questa eredità di fede mariana di tante generazioni, deve convertirsi non solo nel ricordo di un passato, ma in un punto di partenza verso Dio. Le preghiere e i sacrifici offerti, la palpitante vitalità di un popolo, che esprime davanti a Maria le sue secolari gioie, tristezze e speranze, sono pietre nuove che innalzano la dimensione sacra di una fede mariana. Perché in questa continuità religiosa la virtù genera nuova virtù. La grazia attrae grazia. E la presenza secolare di Santa Maria va radicandosi attraverso i secoli, ispirando e incoraggiando le generazioni successive. Così si consolida la difficile ascesa di un popolo verso l’alto (GIOVANNI PAOLO II, Atto Mariano Nazionale, Santuario Virgen del Pilar, Saragozza, 4 novembre 1982).

Si potrebbe poi entrare maggiormente nello specifico della vita che si sviluppa in ciascun Santuario e constatare, sulla base delle semplici ma eloquenti testimonianze dei pellegrini, che cosa ognuno di essi riceve. In questo modo si può notare che il messaggio specifico che differenzia ogni Santuario ha come conseguenza anche una diversità di esperienza, oltre che elementi comuni e in un certo senso qualificanti.